La Danza 2.0 analizzata nel libro di Alessandro Pontremoli

TORINO – “La Danza 2.0. Paesaggi coreografici del nuovo millennio”. Il nuovo libro di Alessandro Pontremoli edito da Laterza verrà presentato oggi, lunedì 1° ottobre, alle 18 al Circolo dei Lettori di via Bogino 9 presso la Sala Gioco. Insieme all’autore interverrà la giornalista Elisa Guzzo Vaccarino. L’ingresso è libero fino ad esaurimento dei posti.

Che caratteristiche ha questa arte nel nuovo millennio? Come la si interpreta? Quali processi culturali vengono veicolati dal corpo danzante? Il libro cerca di rispondere a tutte queste domande tracciando un quadro della danza e della coreografia negli ultimi trent’anni in Italia ed in Europa. Verso la fine del Novecento, la rivoluzione operata dalla danza moderna da una visione meno dogmatica e più democratica nei confronti delle scelte di forma e di linguaggio.

Nel lavoro di Pontremoli (nella foto) vengono analizzati tre paesaggi estetici. Quello “museale” che conserva il balletto classico ed il suo repertorio, quello di una “terra di mezzo” in cui si mantiene il paradigma del moderno con forme e linguaggi riconoscibili ed infine un “terzo paesaggio” in cui artisti diversi, esiliati, trascurati dal sistema, sperimentano e producono fuori dagli schemi.

L’autore, Alessandro Pontremoli, insegna Storia della Danza all’Università degli Studi di Torino. Si occupa delle forme e delle estetiche coreiche, in particolare dei secoli dal XV al XVIII e della contemporaneità. Membro della Commissione consultiva del Ministero dei beni e delle attività culturali, Pontremoli è inoltre stato presidente dell’Associazione italiana per la ricerca su questa forma di arte dal 2004 al 2010.

Intermedio spettacolare e danza teatrale a Milano fra Cinque e Seicento” (Milano 1999), “Storia della danza dal Medioevo ai giorni nostri” (Firenze 2002) ed “Elementi di teatro educativo, sociale e di comunità” (Torino 2015) sono alcuni dei suoi volumi. Pontremoli ha inoltre vinto l’edizione 2013-2014 del prestigioso premio Pirandello con il libro “Danza e Rinascimento”.

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