Gli Orizzonti Selvaggi di Carlo Calenda

A Chieri presentato il nuovo libro dell’ex Ministro allo Sviluppo Economico Carlo Calenda.

Una sala gremita. Una presenza «né insperata né imprevista» quella di mercoledì 17 ottobre, al Caffè Letterario nella quale erano presenti appassionati di libri e lavoratori dell’Ex Embraco, una delle tante fabbriche da cui il libro prende spunto. “Capire la paura per trovare il coraggio” questo l’obiettivo di Carlo Calenda, che edito da Feltrinelli, ha voluto raccontare la sua visione di Italia del cambiamento. Un’Italia che ha bisogno di tecnologia, letteratura e consapevolezza . Un’Italia a cui non servono sussidi, ma incentivi.

La fatica letteraria di Calenda si presenta come un’analisi della storia industriale-economica dell’Occidente dell’ultimo decennio e offre spunti, proposte, critiche e soluzioni anche sul piano politico.

Dal felice epilogo dell’Embraco, i cui dipendenti sono stati reintegrati dopo l’accordo con Ventures, fino all’auspicata nascita di un nuovo centrosinistra, passando per l’incerta sorte dello stabilimento del caffè Hag e Splendid di Andezeno. L’ex Ministro ha individuato quella che, secondo lui, è stata la debolezza della vecchia ideologia progressista.

Quella di Calenda è una critica forte anche interna al proprio partito il PD, spesso reo di essere troppo “morbido”: «Non si può contrastare la politica della paura, quella che sta portando avanti l’attuale Governo giallo-verde, limitandosi a dire che non si deve avere paura» marca l’ex Ministro.

La sua proposta, evidenziata anche nel libro, è restaurare il sistema “dal basso”:

«In Italia, una persona su quattro è affetta da analfabetismo funzionale. Questo dato porta a capire come, molto spesso, sia facile confondere i dati reali con la cronaca. Il numero degli stranieri presenti sul territorio nazionale è percepito circa quattro volte in più di quello reale. Bisogna adottare una politica più dedita allo sviluppo culturale, strategica», senza lasciarsi allettare da quella che nel suo libro definisce “la ricerca della strada più facile”: reddito di cittadinanza, rimpatrio immediato, chiusura delle frontiere, taglio ai vitalizi.
«La strada più semplice è quella che porta ad un immediato abbassamento dei costi. Ed è il cammino più battuto da chi non possiede le capacità tecniche e neppure la preparazione adeguata, necessarie a comprendere i complessi flussi della globalizzazione».

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