Sirene di M. Fanzini

Una storia di incanti in equilibrio tra graphic novel e poesia.

In bilico tra prosa e poesia, “Sirene” di M. Fanzini è uno di quei libri che spazia e comprende generi letterari differenti, cogliendo di ognuno caratteristiche peculiari. Tra graphic novel e poesia, libro illustrato per bambini e narrativa per adulti, lo stile di Sirene può affascinare trasversalmente lettori di ogni età, ampliando notevolmente il target cui mira l’autrice, che pubblica sotto pseudonimo.

Da dove prende spunto, Sirene? Immediato il pensiero vola a due specifici temi: da un lato il mito della Sirena, così come tramandato nel folclore di molte culture del mondo, creatura metà donna e metà pesce la cui voce melodiosa è in grado di incantare marinai e viaggiatori; dall’altro salta alla mente la fiaba dello scrittore danese Hans Christian Andersen, alla cui protagonista – la Sirenetta appunto – è dedicata una piccola statua nel porto di Copenaghen. Anche in questo secondo caso ci troviamo di fronte a una creatura ibrida, metà donna e metà pesce, che in occasione del suo quindicesimo compleanno sale sulla superficie del mare ove avrà occasione di vedere una nave comandata da un bellissimo principe di cui si innamorerà. Amore, questo, che ne condizionerà le scelte future, fino a portarla alla morte. Un epilogo decisamente meno allegro ed emotivamente ben più complesso rispetto a quanto l’immaginario disneyano  ci abbia abituato.

Sirene, almeno nelle premesse, pare attingere a piene mani da questi due presupposti facendo, però, un passo in più. Nel testo magistralmente illustrato da Greta Catellani, l’autrice ci pone di fronte a un fil rouge che sviscera, oltre ai temi del mito che amplia e reinterpreta, le emozioni profonde dell’amore e della nostalgia grazie a un testo in cui alle parole corrispondono immagini, in cui la sequenza di rime, ripetizioni e allitterazioni obbligano a una lettura accurata, lenta, che induce il lettore ad entrare profondamente nel tessuto della “storia”.

L’intento pare essere quello di creare una lettura a doppio binario in cui la comprensione della parola scritta è strettamente collegata all’immagine e in cui l’immagine, a sua volta, diventa autonoma nell’economia del racconto, della storia stessa. Così come nel mito e nella fiaba, la Sirena incontra davvero il suo marinaio e se ne innamora, ma la sua natura di essere marino la indurrà a non venir meno al suo compito, ossia al suo vivere negli abissi. Della stessa consapevolezza vive il marinaio le cui storie sulle Sirene hanno sempre ammaliato gli uomini nei porti e sulle navi. Storie che, nel momento stesso in cui l’incontro avviene e il sogno diviene realtà, diventano troppo intime per poter essere ancora dette. Nel blu che avvolge la storia – visivamente oltre che concettualmente, poiché le pagine stesse del libro portano l’impronta di questo colore – il lettore è portato a nuotare, così come in un mare ipotetico nuotano e navigano Sirena e marinaio lasciando tracce del loro esistere. Lei, osservando e anelando un amore semplice, una fuggevole visione dell’amato, il desiderio di un nuovo abbraccio; lui, rassegnandosi alla nostalgica consapevolezza di non poter deprivare il mare della sua più bella creatura pur sperando di rivederla ancora.

Per l’estrema versatilità e per la capacità di innestare il genere fiabesco su di una narrativa che si fa quasi poesia, il libro si presta a una lettura ampia, a 360 gradi, capace di coinvolgere adulti e bambini grazie a un doppio piano semantico che “affascina i piccoli e parla ai grandi”.

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