Shakespeare e il management

Lezioni di leadership per i manager d’oggi

Che cosa accomuna il drammaturgo più famoso di tutti i tempi ai manager che oggi guidano le più importanti società commerciali? Secondo l’autore Paul Corrigan, quotato consulente aziendale con una solida formazione accademica alle spalle, molto più di ciò che appare. Come il più qualificato tra i senior manager dei giorni nostri anche Shakespeare era un leader – fondatore e membro attivo della compagnia teatrale The Lord Chamberlain’s Men – che tramite sue opere ha impartito valide e tuttora attualissime lezioni di leadership. Tra le pagine dei suoi copioni hanno preso la parola personaggi del calibro di Riccardo II e III, Re Lear, il triumviro Marco Antonio , lo spietato Macbeth e Coriolano il condottiero; i quali incarnano esemplarmente le infinite sfaccettature comportamentali su cui un leader può fondare la sua leadership. In dieci capitoli Corrigan li pone tutti indistintamente sotto un microscopio, spingendo il lettore a riflettere sulle modalità più adatte da assumere per gestire produttivamente il proprio management. Possedere una posizione di rilievo implica una cooperazione automatica da parte delle masse, come credeva Re Riccardo II, o è necessario sviluppare una sensibilità nello «essere manager di persone» come ha scelto di fare l’eroico Enrico V? Cosa differenzia una leadership macbethiana da una attitudine al comando fondata sul rispetto e l’ammirazione da parte dei collaboratori? Quale sarà la (triste) fine di un management non supportato da reali competenze nel gestire situazioni e diverse attitudini del personale? Sono queste e molte altre le tematiche che lo scrittore analizza, non tralasciando di citare esempi relativi alla cronaca economica odierna. Shakespeare e il Management si avvale tra gli altri dei contributi di Tom Peters, Peter Drucker, Rosabeth Moss Kanter, è un excursus tra passato e presente che dimostra come l’attitudine alla leadership sia innata; ma come un diamante grezzo vada raffinata e suffragata dalla capacità di valorizzare sia se stessi come individui che le caratteristiche dei propri dipendenti. Non sottoposti, ma potenziale plusvalore per l’azienda.

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