La Famiglia Fang

La rappresentazione del caos inscenata da una famiglia votata a una “inusuale” forma d’arte nel romanzo di Kevin Wilson (Fazi Editore, 18 euro)

Kevin Wilson nel 2012 ci sorprende con un avvincente romanzo familiare che presto si converte in pellicola cinematografica: La famiglia Fang. Il film, nei punti cardine della storia, resta fedele al libro e gli stessi attori incarnano i personaggi per come ce li immaginiamo tra le righe.

Lo scrittore americano descrive nel suo libro i tratti di una famiglia insolita: due genitori, Caleb e Camille, creatori di momenti di performing art furiose e tendenti al caos e due figli, Annie e Buster, cresciuti ma a tratti ancora soffocati dalle loro figure.

Ambientato in un presente difficile, gli ormai adulti A e B (questi i soprannomi dei figli) si ritrovano, dopo una sequela di insuccessi e scelte sbagliate, a cercare nuovamente rifugio nella casa dei propri genitori. Ricordi ed episodi dell’infanzia si alternano al racconto delle disfatte del presente, tratteggiando gli elementi di una famiglia disfunzionale, che vede i giovani A e B vittime, e insieme indispensabili muse ispiratrici, dei propri artistici genitori.

La famiglia Fang si muove come in un eterno palcoscenico di performance studiate nel dettaglio. Gli spettacoli organizzati finemente dai genitori fin dalla tenera età dei figli e svolti in luoghi pubblici hanno il fondamentale obiettivo di creare scompiglio in un mondo, a loro parere, statico e scontato. Numerosi sono gli episodi che nel corso della lettura vengono rievocati da Annie e Buster, ormai cresciuti: esperienze che, nel bene o nel male, li hanno formati, rendendoli gli individui che sono. Si tratta di una formazione dai profondi lati oscuri, dettata dalla presenza ingombrante dei signori Fang, che poco sembra avere a che fare con l’affetto genitoriale. Attraverso le scelte di Annie e Buster, nel rapporto di interdipendenza instaurato con la madre e il padre, si svela la necessità dei figli di rendersi indipendenti rispetto ai propri genitori senza mai riuscire realmente a spezzare il legame che ne condiziona vita professionale e rapporti personali. Al contempo, nell’incapacità dei signori Fang di creare ancora performance complete dopo l’allontanamento dei figli, si va a svelare a poco a poco l’amore profondo che lega Caleb e Camille ad A e B, seppure si tratti di un amore distorto dalla propria visione dell’arte.

Il rapporto tra i  quattro protagonisti, cui si affianca sempre presente l’Arte intesa come essere organico e vivente, è descritto dall’autore con un linguaggio incalzante, che non si risparmia dal graffiare il lettore con espressioni a tratti irriverente, senza filtri, a tratti maleducato, proprio di un parlato che accomuna un po’ tutti. Anche per questo il testo è tanto accessibile al punto da coinvolgere e far vivere sulla propria pelle le sensazioni dei protagonisti.

Cinismo, sparizioni, colpi di scena e anche un po’ di psicologia sono gli attributi della storia che diverte il lettore e lo invita alla riflessione, senza mai annoiarlo.

Wilson ci regala un libro audace, un racconto mai scontato visto attraverso gli occhi di Annie e Buster Fang, ma anche un po’ dai nostri.

Federica Testa

Confezione: brossura
Illustrazioni: Julie Morstad
Collana: Le Strade
Pagine: 397
Uscita: 2012

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